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  • Geometrie dall'Infinito

    Oceano Edizioni, 2016

    Il concetto di infinito è in noi, nel nostro pensiero, nella nostra mente, la cui essenza si confronta quotidianamente con tutto ciò che non si può spiegare razionalmente. È un’idea, quella dell’infinito, che rappresenta la metafora di uno sdoppiamento dell’anima, attraverso la quale l’uomo riesce a trasformare l’immaginario in qualcosa di reale. Esiste un codice visivo, identificato da un simbolo senza inizio e senza fine, una lettera ideogrammatica appartenente a un ideale alfabeto globale, che rappresenta la ciclicità delle cose e delle situazioni in moto perpetuo, legato alla capacità di vedere il passato e il futuro e di collegarlo al presente cercando di fondere gli opposti.
    L’infinito, prima che un concetto, è una attività sensoriale, appartenente alla sfera delle nostre percezioni interiori attraverso le quali, ognuno di noi, si costruisce nel tempo un’esclusiva identità, qualcosa di magico, di misterioso, di attraente… un mondo di emozioni, relazioni, sentimenti e sensazioni che si articolano profondamente in tutti gli aspetti della vita quotidiana, come fosse un reticolo geometrico, in cui non vi è mai nulla di scontato, in cui tutto ondeggia costantemente in moto ciclico e perpetuo rispecchiando il mutamento dell’animo umano.
    Potremmo lasciar da parte la geometria intesa come scienza, soggetta per lo più a regole fisiche e matematiche, potremmo lasciar da parte angoli, rette, teoremi ed assiomi, equazioni ed espressioni, per far posto alla geometria di sentimenti, affidandoci ad altri spazi, immensi ed infiniti, ad un sostrato in cui la nostra mente sconfina, per orientarci verso un mondo interiore infinito e indefinito, che trova la sua origine nell’inconscio, nelle profondità nascoste. Nessun rapporto matematico, nessun rigore scientifico dunque, solo pura astrazione dei sentimenti.
    Come le innumerevoli sfaccettature di un poliedrico cristallo, molto spesso si mostrano a noi in molteplici forme, inseguendo determinate regole relazionali e irrazionali, secondo le quali tutto si cristallizza nelle esperienze della vita di ogni giorno, come interazioni e interdipendenze fra particelle elementari e universi paralleli e indisciplinati – quali noi siamo – in costante espansione fra teorie universali e punti di domanda che sono propri del nostro pensiero armonico, come un cerchio, figura perfetta della geometria euclidea.
    Spesso mi son chiesto se è solo negli sviluppi della geometria che l’infinito dà misura di sé o se esiste la stessa immensità e perfezione nelle emozioni umane e formule precise per viverle.

    Credo di no.

    Sarebbe difficile per tutti immaginare sentimenti comple-tamente piatti e razionali, sarebbe come un infinito a curvatura nulla, una regione sconosciuta dello spazio nell’immensità, in contrap-posizione tra ciò che è limitato e ciò che è illimitato, un tempo senza dimensione alcuno.

    Non il risultato di un calcolo matematico dunque, ma sintesi di pura emozione.